Vi ricordate il rave abusivo a Viterbo? Per la procura tutta colpa di una sola individuo

Quando lo scorso ferragosto tra le 14 e le 15mila persone si ammassarono in un terreno privato in provincia di Viterbo, in tutta Italia si gridò allo scandalo: eccolo il “rave della vergogna” (più nel dettaglio, era un teknival). Immagini che fecero il giro delle tv e dei giornali. Il proprietario di quei terreni, Piero Camilli, disse al Foglio che era una “debacle dello stato”, chiedendo un intervento alle forze dell’ordine. Lo sgombero avvenne dopo due giorni. 

A spazio di mesi ancora non è possibile fare un conteggio preciso di quanto accaduto la scorsa estate. Di certo ci fu almeno un morto, diversi stupri, vari ricoveri al Pronto soccorso di Valentano e denunce per furto in alcune abitazioni circostanzi. Fatto sta che adesso la procura di Viterbo ha scritto un primo punto statico sulla vicenda. Individuando i responsabili. Anzi, il responsabile. Perché dopo otto mesi di indagini, le attenzioni sono ricadute su un solo imputato: tal Adurel Karafili. 34enne di nazionalità albanese, nullatenente, che si trova in carcere a Frosinone con l’accusa di “invasione di terreni”. Un reato per cui è prevista una pena massima di due anni ma per cui è altamente probabile si arriverà, al massimo, a comminare una multa.

“Mi hanno detto che sarò persona offesa nel procedimento contro una sola persona, un albanese che si trova in galera a Frosinone. Ma c’erano diecimila persone, io dovrei rifarmi soltanto su di lui?”, ha commentato Camilli all’Agi dopo aver saputo la notizia. L’imprenditore della Tuscia, ex presidente della Viterbese e del Grosseto, in questi mesi ha fatto una stima dei danni sui suoi terreni: circa 300 mila euro. Difficile spuntare un risarcimento adeguato da Karafili. 

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