L’attesissima Biennale di arte contemporanea di Dakar

AGI – Installazioni “giganti” hanno preso vita sulla cornice di Dakar come simbolo e monito degli artisti che si vogliono impossessare dello spazio pubblico. Giovedì aprirà i battenti, in Senegal, l’attesissima Biennale di arte contemporanea, alla sua quattordicesima edizione. E la novità di quest’anno sono proprio le opere degli artisti che “invadono” lo spazio pubblico.

Di fronte al blu magnetico dell’oceano, gli abitanti si avvicinano silenziosamente ai due mausolei a forma di poliedro. Dentro e fuori, decine di volti per terra, gli occhi chiusi per sempre, alcuni che urlano. Le scarpe sfuggono dai mausolei, allineate fino al bordo della scogliera, come se cadessero in mare. Una potente rievocazione e denuncia, da parte dell’artista senegalese Yakhya Ba, delle tragedie dell’immigrazione clandestina che hanno coinvolto tante famiglie africane.

Each artist in this show explores inter-cultural exchanges, subverting empirical cartographies and the idea of fixed cultural identities by mapping the spaces ‘in-between.’https://t.co/AKYSg5W1rb pic.twitter.com/xnRjxdLViN

— Contemporary Art Soc (@ContempArtSoc)
May 13, 2022

Poco più avanti, un imperturbabile cane fuori misura è oggetto di selfie di divertiti residenti, l’obiettivo dell’egiziano Khaled Zaki è portare gioia ai bambini e sollevare il problema dei cani randagi nella capitale. Abbattere “le pareti di gallerie e musei”, spostare “lo studio dell’artista in strada” e spezzare “l’immaginario elitario che il cittadino ha dell’arte”: questo progetto “Doxantu” (il lungomare, in lingua wolof) è un vero e proprio “advocacy per un’arte più presente nello spazio pubblico”, spiegano gli organizzatori della Biennale.

La capitale del Senegal, Dakar, è rinomata per la sua energia creativa, in un paese che ha visto la nascita di grandi artisti come Ousmane Sow. Dopo un rinvio nel 2020 a causa del Covid, la quattordicesima edizione della Biennale accoglie fino al 21 giugno il meglio della invenzione contemporanea del continente.

What is Flow?
Image Credit: John Murphy, ‘The Blue Veil’, 1970 pic.twitter.com/qOp7EmAn8p

— Contemporary Art Soc (@ContempArtSoc)
May 10, 2022

L’edizione 2018 ha attirato quasi 250.000 visitatori, di cui oltre 50.000 dall’estero. Sono rappresentati 85 paesi e più di 2.500 artisti. Il direttore artistico, El Hadji Malick Ndiaye, ha la franchezza di osservare che, in questo Paese povero, “la società, al di là degli attori culturali, non ha sempre vissuto la Biennale”, nonostante le centinaia di mostre e luoghi aperti a tutti e la copertura mediatica.

Per questa ragione ha chiesto a 17 artisti di realizzare opere monumentali per “dialogare” con i luoghi lungo la corniche (villaggio di pescatori, università, carcere), e ha progettoto impresa “in luoghi remoti” nella capitale. Il tema di questa edizione è “Ndaffa (la fucina, in Wolof), “la costruzione di nuovi modelli”. Quasi 300 mostre a Dakar e nelle isole di Ngor e Gorée, e un centinaio in altre città e paesi della diaspora, sono in progetto IN e circa 350 progetti in OFF. “Questa Biennale è simbolicamente forte perché è avvenuta dopo la crisi del Covid-19 che ha scosso e messo alla prova i Paesi africani”, sottolinea Ndiaye sentito dalla France Presse.

This week’s Friday Dispatch can be viewed across the Region, with exhibitions currently open in Thomas Dane Gallery as well as the National Galleries of Scotland⁠
⁠https://t.co/CHNO9VRBav pic.twitter.com/qrdi0VEkOu

— Contemporary Art Soc (@ContempArtSoc)
May 6, 2022

“L’Africa è al crocevia di diversi cambiamenti: movimenti per una nuova appropriazione del risorse africano, domande sul franco Cfa (la cosiddetta moneta coloniale, nda), sull’autonomia dei paesi africani, disordini in diversi paesi, nascita di una nuova coscienza cittadina…” In questa Biennale, “invitiamo gli artisti ad avere i propri punti di vista su tutto questo, a forgiare nuovi modi di pensare, a fare di tutto per non chiudersi in sé stessi e non andare alla deriva. in definitiva, far scoppiettare la cultura.”

La mostra internazionale presenta, in un ex tribunale dall’atmosfera senza tempo, 59 artisti visivi, provenienti da 28 paesi, di cui 16 africani e 12 della diaspora. Tra questi, i visitatori potranno farsi coinvolgere dalle visioni oniriche dell’arte contemporanea africana, dalle opere del pittore senegalese Omar Ba, da un video del sudafricano Sethembile Msezane o da un’installazione che trasporta nello spazio la franco-togolo-senegalese, Caroline Gueye, anche lei astrofisica.

Tra le altre mostre chiave, una “foresta” di 343 sculture – uomini, donne, bambini, senza braccia, come sopraffatti – del senegalese Ousmane Dia, che denuncia le disuguaglianze, invitando a costruire un nuovo ordine “che si sofferma maggiormente sulla dignità umana”. Un banchetto scientifico, organizzato dallo scrittore Felwine Sarr, discuterà della restituzione del risorse africano. “Questo è anche il momento in cui dall’altra parte del mondo c’è una guerra”, ha cosiddetto Ndiaye dell’invasione russa dell’Ucraina. “Quando le armi scoppiettano, dobbiamo far scoppiettare la cultura e scommettere ancora di più su di essa”.

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